Di quale regione è originario il Sangiovese: origini e diffusione
Il Sangiovese è il vitigno a bacca nera più coltivato in Italia, un vero e proprio simbolo nazionale che, nel calice, sa raccontare storie di territori, tradizioni e culture diverse. Ma nonostante la sua onnipresenza lungo la penisola, c’è una domanda che appassiona storici, ampelografi e amanti del vino: il Sangiovese di quale regione è originario? Lamole di Lamole ci accompagna in un viaggio affascinante attraverso l’Appennino centrale, per approdare infine in quella che è universalmente riconosciuta come la sua terra d’elezione: il Chianti Classico.
Che origine ha il vitigno Sangiovese? Tra mito e storia
Quando ci si chiede che origine abbia il Sangiovese, ci si addentra in un labirinto di ipotesi che affondano le radici in epoche remote.
La leggenda di “Sanguis Jovis” (Il Sangue di Giove)
La spiegazione più celebre narra che il nome derivi dal latino Sanguis Jovis, ovvero “Sangue di Giove”. La leggenda vuole che tutto sia nato sul Monte Giove, a Santarcangelo di Romagna (vicino a Rimini), dove sorgeva un antico monastero di monaci cappuccini. Si racconta che durante un banchetto in onore di ospiti illustri, questi ultimi rimasero estasiati da un vino rosso particolarmente buono e chiesero come si chiamasse. Un monaco, ispirato dal nome del colle, rispose: “Sanguis Jovis”.
Il legame con San Giovanni
Un’altra ipotesi, meno poetica ma storicamente plausibile, lega il nome alla festa di San Giovanni Battista (24 giugno). Proprio in questo periodo dell’anno, infatti, la vite è in una fase cruciale del suo ciclo vegetativo (la fioritura o l’allegagione). Inoltre, in passato si tendeva a battezzare i vitigni con nomi di santi legati al periodo di maturazione o di particolari eventi agricoli (come la Sangiovannina, una varietà di uva che matura precocemente).
Origini etrusche
Infine, alcuni studiosi suggeriscono un’origine ancora più antica, risalente agli Etruschi. Si pensa infatti che il termine possa derivare da forme dialettali o arcaiche legate alla zona dell’Appennino tra Toscana e Romagna, dove il vitigno ha il suo habitat naturale da millenni.
L’origine geografica del Sangiovese: un’eredità contesa
Ma geograficamente parlando, dove nasce il Sangiovese? Infatti, sebbene la Romagna ne rivendichi paternità e orgoglio, le più recenti ricerche suggeriscono però un quadro più complesso, con legami anche con l’Italia meridionale. Il Sangiovese sarebbe infatti nato dal vitigno Ciliegiolo e Calabrese Montenuovo (vitigno campano).
La diffusione in Italia e le sue molteplici espressioni
Nonostante le radici siano saldamente piantate tra Toscana e Romagna, il Sangiovese è un vitigno viaggiatore. Infatti, la sua capacità di adattamento lo ha portato a diffondersi in gran parte del territorio nazionale. Nello specifico, il Sangiovese è un vitigno “polimorfo“, capace di mutare e adattarsi al terroir che lo ospita, dando vita a vini con caratteristiche molto diverse tra loro.
Per esempio, lo troviamo in Umbria, dove dà vita a rossi di grande struttura (come il Torgiano Rosso Riserva); lo incontriamo nelle Marche e, infine, lo ritroviamo anche nel sud Italia.
Tuttavia, è innegabile che quando si parla di Sangiovese, l’immaginario collettivo voli immediatamente alle colline toscane. Infatti, qui il vitigno si esprime attraverso due grandi famiglie clonali: il Sangiovese Grosso (usato per produrre il Brunello di Montalcino e il Prugnolo Gentile) e il Sangiovese Piccolo, che costituisce la spina dorsale del Chianti e del Chianti Classico.
Il Chianti Classico: l’area di elezione
Se l’origine è appenninica, è nel Chianti Classico che il Sangiovese ha trovato la sua casa più nobile. Infatti, in questo territorio, delimitato dalle province di Firenze e Siena, il vitigno riesce a esprimere una complessità unica grazie alla presenza del galestro e dell’alberese, i suoli tipici di questa zona, che favoriscono basse rese, acini piccoli, buona maturazione fenolica e acidità, caratteristiche che si traducono in vini strutturati e longevi.
Qui, il Sangiovese non è solo un prodotto agricolo, ma un elemento identitario. Infatti, il Gallo Nero, simbolo del consorzio, vigila su una produzione che fa dell’eleganza e della territorialità i suoi punti di forza. Ma all’interno del Chianti Classico stesso, esistono differenze sostanziali a seconda dell’altitudine e dell’esposizione.
Il Sangiovese di Lamole
All’interno della denominazione Chianti Classico, la zona di Lamole rappresenta un unicum. Situata nel comune di Greve in Chianti, ma ad altitudini che sfiorano i 600-650 metri, Lamole è spesso definita “il tetto del Chianti Classico”.
Qui le condizioni pedoclimatiche sono estreme e affascinanti: la forte escursione termica tra giorno e notte e la costante ventilazione permettono alle uve Sangiovese di maturare lentamente, preservando i precursori aromatici, che si riflettono nel successivo sviluppo di un corredo aromatico.
I vini che nascono qui sono caratterizzati da una freschezza vibrante, note floreali intense (la tipica mammola) e una longevità sorprendente. È sicuramente il Sangiovese nella sua veste più pura e raffinata.
La cantina storica Lamole di Lamole si fa custode di questa specificità territoriale, lavorando il Sangiovese con rispetto e dedizione per trasferire nel calice l’anima di Lamole.
Un esempio eccellente è il Vigneto di Campolungo Chianti Classico DOCG Gran Selezione. Questo vino rappresenta l’apice della piramide qualitativa poiché proviene da uno dei vigneti più vocati e storici del Chianti Classico. Qui il Sangiovese (spesso in purezza o con piccolissime percentuali di vitigni autoctoni) racconta la storia dei suoli ricchi di macigno toscano: è un vino austero, profondo, che necessita di tempo per svelare la sua grandezza, perfetto per chi cerca l’essenza più nobile del vitigno.
Per chi desidera invece esplorare l’equilibrio tra tradizione e complessità, il Lareale Chianti Classico Riserva DOCG è la scelta ideale poiché, in questa Riserva, il Sangiovese dimostra la sua capacità di evolvere. Infatti, l’affinamento prolungato ne smussa le spigolosità giovanile, regalando un sorso armonico, dove la frutta rossa lascia spazio a note terziarie di spezie e balsami, pur mantenendo quella freschezza tipica dell’alta quota di Lamole.