Territorio

Bisogna percorrere una decina di chilometri in mezzo al bosco di faggi

Bisogna percorrere una decina di chilometri in mezzo al bosco di faggi, roveri e conifere, per salire dal fondovalle del Greve, raggiungere il centro del borgo di Lamole e poter quindi rimirare un panorama mozzafiato e, soprattutto, comprendere la più probabile origine del suo nome che deriva da quelle “lame” di terra che ne contraddistinguono il profilo, i calanchi disegnati dall'azione degli agenti atmosferici nel corso di millenni.

Il suolo di queste “lame” è contraddistinto in larga parte dal caratteristico “macigno chiantigiano”, composto di albarese e galestro, ricco di manganese e ferro, ma molto permeabile, costringendo così la vite a cercare in profondità l’acqua per il proprio nutrimento acquisendo contemporaneamente un ricco patrimonio minerale. I vigneti di “Lamole di Lamole” si sviluppano ad altitudini diverse, comprese fra i 350 ed i 550 metri sul livello del mare, e sono rivolti a mezzogiorno, rappresentando alcuni dei punti più panoramici e suggestivi del borgo di Lamole. A fianco dell'attuale cantina di vinificazione sorge il vigneto più antico che venne impiantato il 20 marzo 1945. Un impianto che raccoglie un numero molto vasto di cloni, un vero e proprio “patrimonio ampelografico” di molte varietà di sangiovese oggi dimenticate ma che, nel passato, affiancavano quella denominata R-10 che è una delle più diffuse ed apprezzate attualmente nell'intero Chianti.

A “Lamole di Lamole” vengono coltivati gli autoctoni del Chianti – sangiovese, canaiolo, malvasia nera e trebbiano toscano (quest'ultimo riservato per la produzione di Vino Santo) – e alcuni internazionali come cabernet sauvignon, merlot, petit verdot e alicante.

Bisogna percorrere una decina di chilometri in mezzo al bosco di faggi