Cultura del Vino

30 Dicembre 2014

LA TERRA DI LAMOLE

Il giaggiolo di Lamole

Se siete fra quelli che, correttamente, indicano nell’iris (cioè, nel giaggiolo) e non nel giglio il fiore-simbolo di Firenze non potete mancare di visitare Lamole, una delle ultime realtà in Italia dove ancora si coltiva questo bellissimo fiore le cui proprietà salutistiche e medicinali son note sin dai tempi degli Egizi.
Del giaggiolo fiorentino (una delle duecento varietà di questa pianta coltivata in tutto il mondo e ricca di simbologie) si utilizzano il rizoma per l’industria cosmetica e la profumeria, e le radici per la sue proprietà officinali. L’essenza di giaggiolo, ancor’oggi prodotta dai frati domenicani, venne introdotta nella corte di Francia da Caterina de Medici che “impose” gusti e galateo fiorentini alla turbolenta e, igienicamente non troppo colta, aristocrazia parigina.
Ricavare l’essenza di giaggiolo è però un lavoro che richiede, oltre all’attenzione nella coltivazione, anche una “buona dose” di lavoro manuale, materia prima divenuta oramai preziosa. Il risultato è che sono pochi oramai i coltivatori di giaggiolo anche se Lamole – da sempre indicata così come tutti i poggi di Greve in Chianti - resta ancora una piccola isola felice. Qui a maggio, i giaggioli in fiore animano i vigneti e il loro profumo rende ancora più dolce l’aria di questo bellissimo “balcone” sul Chianti Classico.

LA TERRA DI LAMOLE